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Palestra, Centro Fitness, Wellness Club. C’era un tempo in cui andavi "semplicemente in palestra"
C’era un tempo in cui andavi in palestra alla Vigor, alla Sport & Salute, alla Gymnasium o all’associazione sportiva di qualche genere. Sapevi dove andavi e già dal nome capivi più o meno a cosa andavi incontro. Sapevi che potevi andare là e trovare un luogo dove sudare, durare fatica e ottenere dei risult ...
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C’era un tempo in cui andavi in palestra alla Vigor, alla Sport & Salute, alla Gymnasium o all’associazione sportiva di qualche genere. Sapevi dove andavi e già dal nome capivi più o meno a cosa andavi incontro. Sapevi che potevi andare là e trovare un luogo dove sudare, durare fatica e ottenere dei risultati. Oggi, pare, che questo non sia più importante. Tutti, bene o male, frequentiamo o sappiamo cos’è una palestra, quindi non importa evidentemente farlo capire dal nome; è diventato superfluo. Ecco quindi che i nuovi centri fitness si presentano al pubblico con nomi simili a quelli di detersivi, basta poi aggiungerci un “playoff” che raccolga tutte le informazioni del caso per far capire che non si sta andando verso un supermercato o a farci uno shampoo ma in un centro fitness…
Il problema non sta nel voler legare il proprio nome a un concetto astratto o a quello di una marca che offre tutta una serie di servizi e prodotti. Il problema sta nell’omologazione della comunicazione. Tutto oramai passa da uno stesso canale e tutto è trasversalmente collegato, a scapito di una propria identità e chiarezza di comunicazione e significato delle cose.
Gli esempi sono alla portata di chiunque voglia porre l’attenzione su questo concetto. Stiamo parlando di palestre ma il solito problema sta accadendo un po’ ovunque, anche in altri settori. Ci sono aziende che oggi sono legate a investimenti colossali per far conoscere e comprendere il proprio prodotto/servizio perché siamo stati capaci, nel corso degli ultimi decenni, di trasformare qualcosa di semplice in una cosa che in realtà non occorreva stravolgere. Mutando, va riproposta al pubblico facendo percepire la “nuova essenza” attraverso concept creativi, a mio avviso assurdi e spesso inutili solo perché sempre più costretti a ricercare in modo quasi spasmodico quella “diversità identificante” che allontana sempre più il proprio prodotto dalla comprensione del cliente. I pubblicitari, nello specifico i copywriter, sono sempre più impegnati a coniare neologismi per valorizzare e identificare un nuovo prodotto o servizio. Ci perdiamo in alchimie pazzesche per attrarre, col rischio di perdere la strada di casa affrontando percorsi senza ritorno. Facciamo fatica a distinguere le cose perché oramai sono tutte uguali e troppe dello stesso tipo. Vediamo gli obiettivi per target senza pensare che dietro a questa parola si nascondono persone. Non citerò prodotti o marche conosciute, per ovvi motivi, ma voglio fare con voi un esercizio mentale semplicissimo, utile a farvi capire dove siamo arrivati. Chiedo a chi frequenta le palestre da molti anni, di dirmi cosa fa oggi in palestra, in una sola parola. Ovvero, se vi chiedessero, che attività svolgete in palestra, cosa rispondereste? Una sola parola, mi raccomando… Probabilmente, chi andava in palestra venti o trent’anni fa, facendo la stessa domanda all’epoca, avrebbe risposto “aerobica” o “step” o “pesi” o “boxe” o al massimo “bodybuilding”. Una cosa chiara e comprensibile a tutti, forse anche a chi in palestra fino a quel momento non c’era ancora entrato.
Che cosa avete risposto, oggi, 2012?!?
Probabilmente con un acronimo tipo “GAG”, “MR1”, “TBW” o “RTP” o con parole anglosassoni composte, come “hydrocircuit”, “cardio walking”, “spinning interval”, “gravitygroup” o “tone zone”, “jump conditioning”, ecc. Potrei continuare molto e molto ancora.
Adesso, delle attività appena citate, potreste spiegare in poche parole in cosa consistono a qualcuno che non le ha mai viste e tantomeno praticate e che non è mai stato in una palestra?
Lo so, la mia è una provocazione.
Mi permetto di provocare e stimolare la vostra attenzione, e forse in qualcuno anche rabbia, perché conosco bene il settore. Chi vi parla frequenta palestre da oltre trent’anni e posso dire, senza timore di smentita, che il settore ha fatto dei passi avanti da gigante, offrendo sicuramente tanti vantaggi; parlo di sicurezza, maggiore igiene e pulizia, un’offerta di servizi vastissima, ecc. Trovo però ancora difficile accettare che una palestra di medie o piccole dimensioni, schiacciata dalla concorrenza dai numeri impressionanti, debba “ansimare” in una corsa persa in partenza, verso un adeguamento a questa “imposta” uniformazione a scapito di certe caratteristiche, intrinseche nelle piccole e medie palestre e assolutamente introvabili nelle grandi o enormi.
Allora assistiamo all’agonia delle piccole realtà che spesso si vedono costrette a chiudere. Chi reagisce investe, magari acquistando nuovi attrezzi, macchine, impianti o formando insegnanti per offrire “i corsi del momento che vanno”, senza pensare che quando non “vanno più” non si è spesso avuto il modo di ammortizzare l’investimento, con il conseguente contraccolpo in termini economici.
Questo articolo è composto da tre parti:
- Palestra, Centro Fitness, Wellness Club. Cosa si intende oggi con il termine fitness?
- Palestra, Centro Fitness, Wellness Club. C’era un tempo in cui andavi "semplicemente in palestra"
Segue:
- Palestra, Centro Fitness, Wellness Club. E’ il caso di omologarsi ai grandi brand del settore per sopravvivere alla concorrenza?
Stefano Saldarelli
31.01.2012 ![]()
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